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Bentornata Cystoseira!



Bentornata Cystoseira...


In queste settimane di Lock down abbiamo visto da tutto il mondo immagini della natura che si riappropriava dei propri spazi, un mare come non si vedeva da tempo con squali e cetacei spingersi sotto costa in zone prima per nulla o poco frequentate per la tracotante presenza dell'uomo... Ancora ricordiamo le immagini del branco di tursiopi che giocava a poca distanza dagli Isolotti della Gaiola all'alba...

Tuttavia spesso il segnale del cambiamento della natura che pian piano riconquista il suo posto e gli spazi negati, non è o almeno, non è soltanto, nelle cosiddette specie bandiera, quelle che appunto come i delfini, le tartarughe marine o le balene colpiscono l'immaginario collettivo e raggiungono subito la cronaca dei giornali ed il nostro cuore. Spesso la natura è fatta di cose apparentemente insignificanti all'occhio della comunicazione mediatica, ma che tuttavia sono di enorme rilevanza per misurare lo stato di recupero di un dato ambiente del nostro mare.

E' questo il caso della Cystoseira, un'alga bruna dell'ordine delle Fucales molto importante per il sistema ecologico marino-costiero mediterraneo, tanto da essersi guadagnate l'appellativo di “ecosystem engineers”, per il loro ruolo, appunto, di "costruttori di ecosistemi". In particolare alcune specie di Cystoseira crescono sulle scogliere rocciose superficiali nella fascia cosiddetta mesolitorale tra l'alta e la bassa marea. A questa ristretta fascia del mondo marino appartengono moltissime forme di vita che sono riuscite ad adattarsi, specializzandosi, a questi repentini ed estremi mutamenti. Tra queste, appunto alcune specie di alghe che in un ambiente così particolare svolgono un ruolo ecologico determinante per l'ambiente marino, alla stessa stregua di quello che fa un bosco: costruiscono un habitat che da ospitalità a moltissime altre forme di vita animali e vegetali che senza di loro non riuscirebbero a vivere in un ambiente così estremo.


La conformazione stessa del litorale di Posillipo con estese piattaforme rocciose costiere a pelo d'acqua ne facevano un'area privilegiata per la crescita di quest'alga, che purtroppo negli ultimi decenni ha subito un enorme arretramento in tutto il mediterraneo per via delle attività antropiche. Ebbene, le prime perlustrazioni di monitoraggio post lock down hanno messo in evidenza la ricrescita di tale alga in zone di scogliera dove era scomparsa, normalmente pesantemente impattate, seppur spesso inconsapevolmente, da decine e decine di bagnanti e kayakers al giorno che semplicemente camminando e trascinando i kayak in secca sulle scogliere tufacee svolgevano un'incessante azione di abrasione e scalzamento di queste alghe.

Speriamo davvero che la fase di post lock down ci faccia essere tutti meno arroganti e menefreghisti nei confronti della natura in ogni sua forma, facendoci capire la necessità di fare un passo indietro, pensando ad una convivenza che finalmente lasci realmente alla natura i propri spazi.


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